Trattamento del linfedema a Bologna

pubblicato il 17/10/2019

trattamento del linfedema a Bologna - linfodrenaggio Vodder e bendaggio compressivo

Linfodrenaggio Vodder e bendaggio tra le terapie più importanti

Una novità nei centri del Mare Termale Bolognese da novembre 2019 per i pazienti affetti da linfedema. Anche a Bologna visita specialistica di medicina interna con la dott.ssa Denisa Giardini (del Centro Linfedema di Milano) e possibilità di trattamenti mirati:

  • drenaggio linfatico manuale Vodder
  • bendaggio compressivo linfologico multistrato

Su prenotazione. Costo visita € 150.

 

Il linfedema si può definire come un accumulo anomalo di acqua e proteine nello spessore dell’interstizio, associato a un quadro infiammatorio cronico e fibrosi tessutale.

È una patologia frequente e diffusa in tutto il pianeta, con eziologia differente nei diversi Paesi: nel mondo circa 90 milioni di persone sono affette da linfedema causato da parassitosi (filariasi) e circa 10 milioni presentano linfedema secondario (da chirurgia per carcinoma mammario e pelvico, chirurgia vascolare, infezioni ricorrenti e traumatismi).

Se aggiungiamo a questi dati coloro che presentano un’insufficienza vascolare cronica, i casi stimati salgono a 300 milioni.

Quanto ai casi pediatrici, in cui il linfedema si presenta come congenito, si stima che nel mondo sia diagnosticato solo il 10% dei casi presenti; questo a causa di difficoltà nell’accesso alla diagnosi e alla terapia.

Si può quindi definire il linfedema come un’epidemia nascosta.

 

Il linfedema può essere prevenuto con una corretta informazione e una tempestiva diagnosi.

Essendo una patologia cronica, se lasciato a sé stesso, senza alcun trattamento, è ad andamento ingravescente e può raggiungere in alcuni casi anche proporzioni imponenti, con grave disagio per il paziente.

D’altro canto è anche vero che il linfedema dopo trattamento chirurgico si presenta in circa il 40% delle pazienti operate al seno con svuotamento ascellare e in circa l’80% dei pazienti operati con asportazione dei linfonodi intrapelvici e/o inguinali.

Misure preventive possono essere le seguenti:

  • valutazione del rischio clinico basato sulla storia oncologica del paziente
  • misurazione dell’arto prima e dopo l’intervento chirurgico
  • utilizzo della RMN linfatica per lo studio del capitale linfatico residuo
  • attività fisica adatta ad incrementare il deflusso linfatico
  • sorveglianza del peso corporeo
  • indosso di tutore elastocompressivo in caso di lavoro intenso.

 

Il linfedema spesso si sviluppa lentamente, in media in 18 mesi dall’intervento chirurgico e/o dalla radioterapia.

Alla comparsa di uno dei seguenti sintomi è importante rivolgersi subito al medico:

  • una sensazione inspiegabile di pesantezza, fatica o ispessimento dell’“arto a rischio”;
  • qualsiasi sensazione insolita nell’arto a rischio che non sia presente nell’arto controlaterale;
  • la presenza di un aumento anche piccolo di volume dell’arto a rischio, sia esso costante o anche momentaneo;
  • gioielli o abiti che divengono stretti sull’arto a rischio, senza variazioni del peso abituale;
  • la presenza di arrossamento, dolore, calore nell’arto a rischio associati a febbre e sintomi simil influenzali devono essere immediatamente valutati dal medico o da un servizio di pronto soccorso, allo scopo di instaurare un trattamento antibiotico adeguato.

 

Purtroppo non ci sono molte strutture in grado di trattare adeguatamente il linfedema, almeno nel nostro Paese.

Alcuni utilizzano tecniche manuali non adatte, altre praticano solo trattamenti meccanici, altre ancora effettuano solo bendaggi.

Il trattamento universalmente riconosciuto per questa patologia (linee guida per il linfedema, Consensus conference 2013) è il drenaggio linfatico manuale, associato a bendaggio compressivo linfologico multistrato e utilizzo di tutore elastocompressivo al termine del periodo di trattamento intensivo.

I pazienti devono poi essere richiamati a controllo con una certa frequenza e rimessi tempestivamente in trattamento a ogni eventuale peggioramento del quadro clinico.

È ora possibile anche in Italia il trattamento chirurgico con autotrapianto linfonodale, tecnica che ricrea il presupposto anatomico alla risoluzione del linfedema ed è indicata sia nel linfedema secondario che nel linfedema primitivo. Trattandosi di trapianto autologo non è necessaria alcuna terapia antirigetto.

 

 

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